La follia è un'opinione

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La follia è un'opinione

Messaggioda H.C. » sab lug 31, 2010 12:28 am

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Il colloquio.

Non ho un lavoro. A dire il vero ne avrei uno, sono uno dei tanti freelance che affollano il mercato. Non cerco soldi. Non ne ho grande bisogno: vivo male, ma all’occorrenza mammina e papino, che invecchiano benestanti lontano da me, possono sempre darmi una mano. Ho un bisogno più grande, più primario: occupare una parte delle mie giornate. Più dormi, più dormiresti: cazzate madornali. Se fosse vero, riuscirei a rifugiarmi dallo zio Morfeo una ventina di ore, con due brevi interruzioni per alimentarmi, visto che cucinare pare essere uno degli ultimi rimedi per non pensare che mi restano. Gli allucinogeni sono meglio, ma danno nell’occhio. Prima o poi Lei se ne accorgerà. Non voglio sentire la sua pena, la sua compassione, quando mi guarderà con una punta di ribrezzo ancora nel mio viaggio, che cerco di uscirne, di negare, di dire che no, quella roba nella pipa ad acqua è appena un innocente pakistano, che di erba in sta città non se ne trova più ma, per Dio, allontanati dal tavolo che si è appena nascosto li sotto un coccodrillo.

Maledetta sveglia. Cazzo. Mi manda in bestia il trillo del suo cellulare, come pure quando punta la sveglia tenendolo a un palmo di distanza dalla mia testa, col mio cervello che si assorbe tutte le radiazioni. Come se già di suo non fosse abbastanza massacrato, guarda che pensieri che faccio.

Caffè. Il primo. Accendo la macchinetta e tristemente guardo uno spazzino là fuori mentre George Clooney a 5000 km da me si sbatte la velina (fuso orario di LA). LA confidential, devo rivederlo. Rileggerlo. LA. Lorenzo Amoruso. Calcio scozzese. Piove come in scozia oggi. Pioveva anche quando sono stato a Inverness da piccolo coi miei, a cercare Nessie. Inverness, che oggi ci hanno aperto un aeroporto e ci arriva la Ryanair. Massificazione. Fui felice a Inverness, Inverness che diventerà a breve un altro non luogo. Marc Augé dei miei coglioni, lo immagino come il tipico francese saccente arricchito. Soldi. Clooney che guadagna indirettamente col caffè che Lei compra e consegnano a domicilio. Ordine minimo: 100 capsule. Cialde, le chiamano. Come le cialde del gelato.

-È gelato fuori, mettiti qualcosa addosso.
- Mmmh.

Accendo l’ordigno. La spia si accende, lampeggia, sostiene di esser pronta. Come sia possibile, dopo appena trenta secondi, non me lo spiego. Infilo la cialda, schiaccio il tasto, avvicino la tazzina (lo zucchero, rigorosamente un cucchiaino e mezzo, già versato in precedenza) e in cucina si sprigiona il tiepido profumo dell’arabica.

Dovrei docciarmi. Mi piace questo neologismo. Docciarsi. Se ti fai il bagno, ti bagni; se ti docci, ti bagni lo stesso, però non ti stai facendo il bagno: quindi, a onor del vero, nemmeno ti stai bagnando. Detesto docciarmi la mattina appena alzato. Nausea. Sono nauseato.

Sorbisco lentamente il caffè. Lei si avvicina. Gli stessi gesti, la stessa cialda, lo stesso aroma, ma una tazza grande. Troppo. È smisurata, per le modeste dimensioni del caffè ristretto che un cristiano si dovrebbe bere appena alzato. Oh, cazzo. Sta per farlo, una volta ancora. Sento lo sportello del frigo che, controvoglia, si apre. La calamita cede alla pressione, la guarnizione della porta geme, contraendosi. Ne esce un cartone -già aperto- di orrendo, nauseabondo, latte. LATTE. Freddo. Se poco fa ero nauseato, ora sono nauseato e stomacato.

Il latte mi suscita il più forte sentimento di ripugnanza. È contro natura, è una perversione alimentare a cui da secoli l’ingenua umanità si sottomette. Perché il latte? Perché di mucca? Chi accosterebbe mai le sue labbra alle mammelle di una cagna – letteralmente parlando, chiaro? O chi mai succhierebbe avidamente i capezzoli di un cinghiale femmina? Dio che orrore. È mattina. E allora perché non la disgusta nutrirsi dei fluidi di una mucca? Solo perché un preistorico morto di fame l’ha fatto, tutti a fare come lui. chissà chi era il primo uomo che ha bevuto il latte di mucca. Avrà attinto direttamente dall’animale o si sarà servito di un recipiente? E chissà se poi, mentre cagava anche l’anima in preda a dolori intestinali lancinanti, si sarà reso conto di aver lanciato, lui nella sua folle perversione, una moda planetaria?
Mi doccio. Acqua fredda. Acqua. Liquido. Latte. Poppea che faceva il bagno nel latte. Conato.

(...)
H.C.
 
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