Il miracolo

L’Italia è sulla soglia del referendum che può portarla fuori dall’Europa. In otto giorni quattro personaggi si trovano a contatto con l’evento più grande della loro esistenza, un evento che avrebbe il potere di cambiare il mondo e che cambierà per sempre le loro vite.

Il giovane presidente del consiglio Fabrizio Pietromarchi è un politico giusto, un progressista, ateo, è alle prese con il momento più delicato della sua carriera politica e sua moglie, l’esplosiva e indomabile Sole, minaccia di lasciarlo. Padre Marcello, prete di periferia, dopo anni e anni di devota fede e missioni in Africa, è preda di pulsioni incontenibili, il gioco d’azzardo, il sesso, la pornografia distruggono la sua anima. Cerca un segno di Dio per battere il demonio. Il generale Votta è un uomo solitario, custode della sicurezza, nemico di tutto ciò che può turbare l’ordine costituito, è afflitto da una fastidiosa forma di sinusite. L’ematologa Sandra cura da anni una madre ridotta ormai a un vegetale, a lei ha sacrificato ogni aspetto della sua vita, anche il suo amore per Amanda, per ridarle la vita è pronta a tutto. Sono loro i primi a venire a contatto con l’incredibile reperto rinvenuto nel covo del boss Molocco: una statuetta della Madonna che piange senza sosta sangue umano. Loro ad averne la responsabilità.

Una piscina dismessa dell’esercito è il luogo deputato a custodire un mistero che sembra non avere spiegazioni, un mistero che avrebbe il potere di destabilizzare il paese già in equilibrio precario. L’intelletto, la ragione di stato, la fede o la scienza saranno le vie tentate per rispondere di un fenomeno incomprensibile. Più si cercano risposte, più le domande si moltiplicano. Chiunque di loro si addentrerà nel tentativo di comprendere, gestire o contrastare la Madonna finirà per scendere in un abisso di eventi che modificherà irreversibilmente la sua vita per lasciare intatta la potenza incomprensibile del miracolo.

Una serie creata da Niccolò Ammaniti. Sceneggiatura di Niccolò Ammaniti, Francesca Marciano, Francesca Manieri e Stefano Bises.

Regia di Niccolò Ammaniti, Francesco Munzi e Lucio Pellegrini.

Episodi: 8; durata: 50 min. (2018)
 

Note di regia

Ho un solo obbligo quando scrivo una storia, sollecitare i miei lettori a completare con la loro immaginazione quello che tratteggio. Racconto, per esempio, di una casa e ne abbozzo i contorni, i dettagli fondamentali che la distinguono dalle altre, l’oscurità che regna sotto le scale di giorno, l’odore dell’intonaco umido, il muschio sulle tegole di cotto, il rumore dei passi sulle mattonelle sconnesse, o la pittura screpolata sulle persiane. Di un volto accenno gli occhi che non si fermano mai, lo spazio tra gli incisivi che sbuca da un sorriso. Il resto lo affido alla memoria e alla fantasia di chi legge. La magia della letteratura è in questo scambio, nel buio che lo scrittore regala al lettore perché possa illuminarlo a suo piacere. Il cinema non funziona così. Allo spettatore, seduto sulla sua poltrona, va consegnato tutto il pacchetto. Le luci, i luoghi con gli oggetti che li abitano, i volti incarnati dagli attori, i vestiti, le movenze dei personaggi, addirittura la musica che sottolinea un bacio di addio. L’azione non può essere descritta attraverso uno sguardo, un’inquadratura non è sufficiente, deve essere scomposta, sezionata in decine di sguardi, di punti di vista e movimenti che, ricomposti dal montaggio, formano la scena. Questa è stata la prima lezione che ho dovuto imparare approcciandomi alla realizzazione de Il Miracolo. Sono un uomo fortunato. Ho avuto il valido aiuto di due bravi compagni, i registi Francesco Munzi e Lucio Pellegrini. Insieme abbiamo tentato, per raccontare questa serie, di prediligere una visione oggettiva, lo sguardo furtivo di uno spettatore invisibile che, per caso, sia finito poco lontano dal centro dell’azione e che cerchi di spiare quello che gli si para davanti, fosse il miracolo di una statuetta della Vergine che lacrima sangue o i giochi perversi di due bambini. Abbiamo semplicemente seguito l’evolversi degli eventi, spesso precipitosi, con un passo un poco più lento delle figure che lo animano.

Niccolò Ammaniti